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Per aspera ad astra

Un progetto fotografico sulle centrali idroelettriche del medio corso dell’Adda
Mostra fotografica realizzata al MUST di Vimercate (MB) nel settembre 2016

Per aspera ad astra

L’incanto delle Centrali Idroelettriche tra Cornate e Trezzo d’Adda

Testo tratto dal pannello introduttivo della mostra fotografica realizzata al MUST di Vimercate (MB) nel settembre 2016:

Per aspera ad astra, letteralmente “attraverso le difficoltà, verso le stelle”.
È una frase che ben raffigura il duro lavoro, l’arte e l’eroica dedizione di chi ha reso possibile la realizzazione di queste magnifiche costruzioni, di questi luoghi incantati, rappresentati dalle fotografie esposte in questa mostra.
Giunti in prossimità di questi siti, gli scenari che ci appaiono sono magici e numinosi, sono luoghi in cui il Genius Loci è una realtà viva, risplendente, e pervade la nostra anima con la sua vibrante energia. E il dato sui cui questo lavoro vuole porre l’attenzione è che l’incanto di questi paesaggi è creato proprio dalla combinazione tra il naturale e il costruito, tra la natura selvaggia e l’opera dell’uomo.

Alla fine del XIX secolo, l’energia elettrica incarna il simbolo della modernizzazione; inevitabilmente le centrali idroelettriche, gli edifici industriali preposti alla produzione dell’energia, diventano il simbolo concreto di questa nuova visione.
Il Neoclassicismo, l’Eclettismo, la monumentalità, sono gli elementi che contribuiscono a determinare una dimensione visionaria dell’architettura.
Il concetto del sublime abbinato al lirismo e alla tensione decorativa, porta i progettisti a realizzare edifici industriali che sono vere e proprie opere d’arte e di ingegneria.
Nonostante la loro imponenza, e pur conservando tutti i valori dell’opera monumentale, le architetture e gli spazi oggetto di questo lavoro si integrano con il paesaggio che le accoglie; al pari di un castello medievale, che specchia la sua suggestiva immagine nelle limpide acque del fiume.
Questi luoghi, una sorta di zona di confine tra il mondo materiale dell’homo faber e quello etereo ed evanescente dell’anima, sono fonte di ispirazione e ci mostrano come sia possibile integrare l’opera dell’uomo con la natura, dando vita ad un paesaggio che riallinea l’anima al creato, dove l’intensificazione del mondo naturale avviene anche tramite quello costruito, e dove la verità è sinonimo di bellezza.

Obiettivo di queste fotografie è quello di restituire all’osservatore l’intensità e l’intonazione emotiva del carattere intimo di questo luoghi, che riportano alla mente un’antichissima affermazione attribuita a Talete: “Tutte le cose sono piene di Dei”.

Ivan Scotti

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